Soglia a 500 milioni
Accesso per i contribuenti con ricavi o volume d'affari pari ad almeno 500 milioni di euro.
L'adempimento collaborativo trasforma il rischio fiscale in un percorso di certezza: dialogo preventivo con l'Agenzia delle Entrate, sanzioni ridotte o escluse, termini di accertamento più brevi. Revilaw accompagna l'impresa dalla costruzione del Tax Control Framework fino alla sua certificazione.
L'adempimento collaborativo (cooperative compliance) è un regime opzionale di rapporto rafforzato tra l'impresa e l'Agenzia delle Entrate.
Il suo presupposto è un Tax Control Framework idoneo: un sistema integrato per rilevare, misurare, gestire e controllare il rischio fiscale, inserito nel governo e nel controllo interno dell'impresa.
La logica cambia in modo netto. Non si attende l'accertamento per scoprire un errore: si presidia il rischio prima che si traduca in contestazione. Meno contenzioso, meno asimmetrie informative, maggiore prevedibilità delle scelte d'impresa.
Non è un adempimento in più, ma un investimento in certezza che si integra con gli adeguati assetti già richiesti dall'art. 2086 del Codice civile.
Una metafora utile. Il regime non sanziona la distrazione di un istante, come un autovelox in un punto. Premia un comportamento corretto e costante lungo tutto il percorso, come un sistema tutor. Conta la gestione del rischio nel continuo, non l'errore isolato.
Il Tax Control Framework non nasce isolato. È la dimensione fiscale degli adeguati assetti richiesti dalla legge e si integra con il Modello 231, il Rating di Legalità e la rendicontazione ESG, riutilizzando i presidi che l'impresa già possiede ed evitando duplicazioni.
Dopo la riforma del Codice della crisi, l'imprenditore deve dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell'impresa. Un Tax Control Framework idoneo è la declinazione fiscale di questo dovere: presidia in modo strutturato il rischio tributario e serve i quattro obiettivi del controllo interno, dall'attendibilità dell'informativa alla conformità alle norme e alla salvaguardia del patrimonio.
Diversi reati tributari sono oggi reati presupposto della responsabilità degli enti: il Modello 231 deve quindi presidiare anche il rischio fiscale di natura penale. Il Tax Control Framework è lo strumento naturale per farlo, perché mappa rischi e controlli con un dettaglio che alimenta e rafforza la parte tributaria del Modello, a beneficio anche dell'Organismo di Vigilanza.
Il Rating di Legalità assegnato dall'AGCM misura l'affidabilità e il rispetto della legalità dell'impresa, con benefici nell'accesso al credito bancario e ai finanziamenti pubblici. La trasparenza fiscale dell'adempimento collaborativo e un Tax Control Framework strutturato sono coerenti con i requisiti del rating e ne sostengono il mantenimento e l'incremento del punteggio.
La rendicontazione di sostenibilità introdotta dalla CSRD (D.Lgs. 125/2024) richiede presidi di governance, gestione del rischio e controllo interno. Il Tax Control Framework alimenta la dimensione di governance dei criteri ESG: una strategia fiscale responsabile e trasparente è parte integrante della "G" e della reputazione dell'impresa verso investitori, banche e filiera.
Un solo sistema. La governance del Tax Control Framework, costruita sulle tre linee di difesa, dialoga con i presidi già presenti: il codice etico, i controlli sull'informativa contabile (L. 262/2005), il Modello 231, il Rating di Legalità, la rendicontazione ESG e lo status doganale AEO. Il risultato è un unico sistema di controllo coerente, non una somma di adempimenti separati.
L'adesione non è un costo di conformità: è uno scambio. L'impresa offre trasparenza preventiva e in cambio ottiene certezza, protezione e tempi più brevi.
Per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente, disapplicazione integrale delle sanzioni amministrative ed esclusione di quelle penali per dichiarazione infedele.
Termini ridotti di due anni con il Tax Control Framework certificato, fino a tre anni in meno con la certificazione tributaria.
Interpello con risposta vincolante in 45 giorni e dialogo costante con l'Agenzia su operazioni complesse e straordinarie.
Per i rischi non significativi correttamente mappati, sanzioni ridotte alla metà, con riscossione sospesa fino alla definitività dell'accertamento.
Esonero dall'obbligo di prestare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette e indirette, per tutta la permanenza nel regime.
Inserimento nell'elenco pubblico dei soggetti aderenti e considerazione dell'adesione come indice di minor rischio nei controlli.
La riforma ha ridotto progressivamente la soglia dimensionale di accesso e ha aperto nuove vie. Oggi il tema riguarda un numero crescente di imprese e di gruppi.
Accesso per i contribuenti con ricavi o volume d'affari pari ad almeno 500 milioni di euro.
La soglia dimensionale di accesso scende a 100 milioni di euro, ampliando in modo significativo la platea.
Accesso esteso ai gruppi su base civilistica (controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c.), con un Tax Control Framework integrato a governance accentrata.
Con il regime opzionale (art. 7-bis) anche le imprese che non raggiungono la soglia possono adottare e certificare volontariamente un TCF, con protezione dalle sanzioni sulle fattispecie portate a interpello.
Un Tax Control Framework idoneo, costruito sul framework internazionale COSO, poggia su quattro aree che l'Agenzia e il certificatore valutano.
Valori e propensione al rischio
Ruoli e responsabilità
Identificazione e gestione
Verifica continua
Dall'analisi dei requisiti alla certificazione del sistema e al rapporto continuativo con l'Agenzia: un percorso unico, con una sola squadra.
Verifichiamo la posizione dimensionale, la via di accesso più adatta (adempimento collaborativo, gruppo o regime opzionale) e lo stato dei presidi già presenti.
Costruiamo il sistema sui quattro pilastri: strategia fiscale, governance, mappa dei rischi e dei controlli, policy del rischio interpretativo e piano di monitoraggio.
Predisponiamo il Tax Compliance Model e gli allegati, integrando i presidi esistenti (adeguati assetti, Modello 231, informativa contabile) per evitare duplicazioni.
Gestiamo il percorso di certificazione del sistema, nel rispetto dei requisiti di indipendenza, e vi affianchiamo nel dialogo con l'Agenzia: comunicazioni di rischio, interpelli e relazione annuale.
Il regime richiede una figura ibrida: controllo interno, contabilità e diritto tributario. È il profilo su cui è costruito il nostro studio.
Dottori commercialisti e revisori legali, con esperienza consolidata in revisione legale e sistemi di controllo interno.
Il TCF si innesta su presidi che già conosciamo: adeguati assetti ex art. 2086 c.c. e modelli di organizzazione e controllo.
Operiamo nel rispetto dei requisiti di indipendenza e professionalità previsti dalla normativa per la certificazione del sistema.
Rete nazionale e approccio su misura, con la scalabilità necessaria per i Tax Control Framework integrati di gruppo.
Capiamo insieme se e come l'adempimento collaborativo o il regime opzionale possono portare valore alla vostra impresa, e quali presidi sono già a vostro favore.