Debt to equity a 34,05
Un rapporto tra debiti e mezzi propri che segnalava uno squilibrio patrimoniale ormai strutturale.
Il finanziamento erogato a un'impresa già in stato di decozione è nullo e le somme versate dalla banca sono irripetibili, anche quando l'operazione è assistita dalla garanzia pubblica del Fondo PMI gestito da Mediocredito Centrale. Gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili ex art. 2086 c.c. diventano, di fatto, una condizione di bancabilità: e con la UNI/PdR 167:2025 possono oggi essere certificati da un organismo terzo.
La vicenda nasce da un'insinuazione al passivo: due finanziamenti dell'era emergenziale, la garanzia pubblica del Fondo PMI e un'impresa i cui squilibri erano già scritti in bilancio.
Un istituto di credito chiede l'ammissione, nel fallimento di una società cliente, dei crediti derivanti da due finanziamenti chirografari concessi nel 2020 nell'ambito delle misure emergenziali di sostegno alla liquidità, in parte assistiti dalla garanzia pubblica del Fondo di garanzia PMI (l. 662/1996) gestito da Mediocredito Centrale.
Il curatore ne propone l'esclusione: con una delle erogazioni la banca aveva in sostanza ripianato un preesistente scoperto di conto corrente presso sé stessa, sostituendo una propria esposizione chirografaria con un nuovo credito garantito dallo Stato. Il tutto a favore di un'impresa che, già dall'ultimo bilancio disponibile al momento dell'istruttoria, presentava squilibri patrimoniali, economici e finanziari evidenti.
Il giudice delegato esclude il credito e il Tribunale di Roma respinge l'opposizione della banca: l'istituto ha violato le regole sulla valutazione del merito creditizio, ha concorso ad aggravare il dissesto almeno per l'importo del finanziamento e ne ha ritardato l'emersione. La banca ricorre in Cassazione, che conferma integralmente la decisione.
Un rapporto tra debiti e mezzi propri che segnalava uno squilibrio patrimoniale ormai strutturale.
Di cui 50.663 euro di natura tributaria e 42.028 euro verso enti previdenziali, già leggibili nei dati.
Una dotazione minima, inadeguata a sostenere nuova finanza e a garantire la continuità aziendale.
La Suprema Corte inquadra la vicenda nella concessione abusiva di credito e ne trae due conseguenze di eccezionale severità per il finanziatore.
Eroga credito abusivamente chi finanzia, con dolo o colpa, un'impresa in stato di insolvenza o crisi conclamata, senza fondate prospettive di superamento. Quando la stipulazione è essa stessa lo strumento dell'illecito penale (qui il concorso della banca nella bancarotta semplice ex art. 217 l.fall.), si ha un reato-contratto: il negozio è nullo ex art. 1418 c.c. per contrarietà a norme imperative, in continuità con Cass. 16706/2020.
La nullità, da sola, imporrebbe la restituzione. Interviene però l'art. 2035 c.c.: il buon costume abbraccia anche le regole di correttezza che governano le relazioni di mercato. Erogare denaro a un'impresa decotta, ritardandone il fallimento, vi contrasta: la banca perde quindi il diritto stesso alla restituzione di quanto versato, ben oltre il classico rischio risarcitorio da concessione abusiva.
Il principio, in sintesi. Il finanziamento concesso a un'impresa la cui decozione era già leggibile nei dati disponibili, senza effettiva verifica del merito creditizio e senza concrete prospettive di risanamento, è nullo come reato-contratto e le somme erogate restano irripetibili per contrarietà al buon costume economico.
La presenza della garanzia pubblica non attenua le responsabilità dell'istituto di credito, e l'orientamento della giurisprudenza si sta rapidamente consolidando.
La disciplina istitutiva del Fondo di garanzia PMI (art. 1, comma 1, lett. g, del d.m. 248/1999) riserva l'intervento alle imprese "economicamente e finanziariamente sane", cioè in grado, sulla base della consistenza patrimoniale e finanziaria, di far fronte agli impegni derivanti dalle operazioni garantite. La garanzia pubblica non esonera quindi la banca dalla valutazione del merito creditizio: la presuppone.
Nel caso deciso, anzi, la garanzia statale è parte del problema: l'operazione aveva trasformato un rischio privato chirografario della banca in un rischio traslato sulla finanza pubblica, a fronte di un'impresa priva di prospettive. È il tipo di condotta che la giurisprudenza sanziona ora con la massima severità, con ricadute anche sulle successive vicende di escussione e rivalsa del Fondo.
La pronuncia non è un episodio isolato. Il Tribunale di Napoli, con decreto del 1° aprile 2026, si è espressamente conformato alla n. 7134/2026, dichiarando la nullità di un finanziamento assistito da garanzia statale concesso a una società con ingenti debiti fiscali e bilanci non correttamente redatti. Nella stessa direzione la Cassazione n. 19262 dell'11 giugno 2026, che consolida la lettura dell'erogazione del credito come funzione professionale soggetta a stringenti doveri di diligenza.
Per chi opera nella crisi d'impresa il messaggio è chiaro: le operazioni di ristrutturazione del debito costruite "al limite", in particolare quelle che consolidano esposizioni pregresse con nuova finanza garantita dallo Stato, saranno lette con estremo rigore, in sede concorsuale e non solo.
La decisione ridisegna i doveri di chi eroga credito e le condizioni di accesso al credito di chi lo richiede: due prospettive, un unico presidio.
L'accesso al credito passa sempre più da un'organizzazione dimostrabile. Le banche chiedono, e i giudici verificano ex post, adeguati assetti ex art. 2086 c.c.: dati previsionali attendibili, pianificazione finanziaria, capacità di rappresentare correttamente la propria situazione. Assetti carenti riducono la bancabilità e possono viziare in radice i finanziamenti ottenuti.
L'istruttoria creditizia va rafforzata e documentata, soprattutto con garanzia pubblica e imprese in tensione. Il rischio non è più solo risarcitorio: è la nullità del contratto con perdita integrale delle somme erogate. Particolare cautela per le operazioni che sostituiscono esposizioni chirografarie pregresse con nuova finanza garantita, vero punto di attacco delle curatele.
Una verifica onesta su questi cinque punti è il primo passo per presentarsi al sistema bancario, e a un eventuale giudice, con le carte in regola.
Contabilità aggiornata, bilanci redatti correttamente e chiusure infrannuali affidabili.
Proiezioni di cassa a 6-12 mesi, aggiornate periodicamente, come base del dialogo con la banca.
L'indicatore di sostenibilità del debito che gli istituti guardano per primo, su dati credibili.
Obiettivi, investimenti e coperture in un documento coerente, con controllo degli scostamenti.
Monitoraggio formalizzato di incassi e scaduto, per intercettare per tempo i segnali di crisi.
Investire sugli assetti non è solo mettersi al riparo da responsabilità e contestazioni: è una leva che produce ritorni misurabili su più fronti.
Dati previsionali, budget di tesoreria e DSCR monitorato rafforzano il merito creditizio e la qualità del dialogo con le banche, incidendo su condizioni e affidamenti.
Un assetto documentato è la prova della diligenza di amministratori, sindaci e revisori richiesta dagli artt. 2086 e 2476 c.c., prima linea di difesa in caso di crisi.
Gli squilibri vengono intercettati quando sono ancora gestibili, presupposto per accedere per tempo alla composizione negoziata e agli strumenti di risanamento.
La governance è la dimensione ESG più difficile da rendicontare per una PMI: assetti verificabili la rendono dimostrabile verso banche, committenti e capitolati di gara.
Molti presidi sono comuni ai modelli ex d.lgs. 231/2001 e al rating di legalità: un unico impianto riduce i costi complessivi di compliance e ne moltiplica i benefici.
Una gestione fondata su dati e procedure, non solo sull'intuito, facilita passaggi generazionali, operazioni straordinarie e percorsi di crescita e aggregazione.
Con la prassi di riferimento UNI/PdR 167:2025 l'obbligo dell'art. 2086 c.c. si traduce per la prima volta in un modello organizzativo verificabile da un organismo terzo indipendente.
La prassi, elaborata da UNI insieme all'Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, rende gli assetti certificabili da un organismo terzo indipendente, accreditato secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17065. L'approccio è prestazionale e calibrato sulle PMI: non impone modelli rigidi o software specifici, ma richiede che la struttura generi dati attendibili e tempestivi, in ottica forward looking.
La certificazione trasforma il lavoro di riorganizzazione interna in un attestato spendibile all'esterno: verso le banche, in sede di istruttoria creditizia, e lungo la filiera, verso committenti e stakeholder. Il nostro studio affianca le imprese lungo l'intero percorso, dalla diagnosi iniziale fino all'audit di terza parte.
Valutazione dello stato attuale rispetto ai requisiti della prassi: organizzazione, procedure, reportistica, strumenti previsionali.
Predisposizione di organigrammi, mansionari, procedure formalizzate, sistemi di controllo, indicatori e reporting direzionale.
Verifica preliminare di efficacia del sistema, per presentarsi all'organismo di certificazione senza sorprese.
Valutazione da parte dell'organismo indipendente accreditato, con il nostro affiancamento tecnico durante le verifiche.
Emissione del certificato e controlli periodici di mantenimento, che alimentano un ciclo di miglioramento continuo.
Alcuni percorsi recenti, in forma anonima, che raccontano come gli assetti diventino risultati concreti.
Percorso integrato su assetti organizzativi, amministrativi e contabili, revisione volontaria e presidi ex d.lgs. 231/2001, con pianificazione pluriennale e reporting direzionale di gruppo.
Risultato: istruttorie bancarie affrontate con dati previsionali solidi e governance pronta a sostenere il piano di sviluppo.
Costruzione dell'assetto amministrativo-contabile di una PMI in forte crescita: budget di tesoreria, monitoraggio del DSCR, digitalizzazione dei flussi e procedura di gestione dei crediti.
Risultato: dialogo bancario strutturato su dati previsionali attendibili e accesso a nuova finanza per gli investimenti.
Rafforzamento dei presidi organizzativi e di controllo in parallelo al percorso per il rating di legalità, con procedure condivise tra i due impianti per contenere i costi di compliance.
Risultato: rating di legalità conseguito e profilo reputazionale rafforzato verso committenza e sistema bancario.
Supportiamo imprese e gruppi nella costruzione e nella verifica indipendente degli adeguati assetti ex art. 2086 c.c., nella predisposizione di piani e dati previsionali per il dialogo con il sistema bancario e nel percorso di certificazione UNI/PdR 167:2025, dalla gap analysis all'audit di terza parte. Un check-up preliminare individua rapidamente le aree di intervento.