Linee guida EBA per le banche
Le banche integrano i rischi ESG nella concessione del credito, nella classificazione del rischio e nella gestione del portafoglio.
Banche più attente ai fattori ESG, imprese più protette nelle richieste di dati. Il 2027 non porta un singolo cambiamento, ma una convergenza: su più fronti la normativa europea arriva a maturazione e il risultato per le imprese è uno solo. L'informativa ESG diventa una parte ordinaria dell'istruttoria di fido, e prepararsi oggi è una scelta di bancabilità.
Da una parte le banche devono misurare i rischi ESG del proprio portafoglio. Dall'altra le imprese escono in gran parte dall'obbligo di rendicontazione, ma restano dentro la valutazione.
Le banche integrano i rischi ESG nella concessione del credito, nella classificazione del rischio e nella gestione del portafoglio.
La CSRD resta solo per le imprese con più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di fatturato. Per le altre nasce il tetto VSME.
Il termine vale anche per gli enti piccoli e non complessi, spesso le banche più vicine alle PMI del territorio.
Le Linee guida EBA sulla gestione dei rischi ESG, EBA/GL/2025/01, chiedono agli istituti di integrare questi rischi in tutto il ciclo del credito.
I fattori ambientali, sociali e di governance entrano nella valutazione della richiesta, accanto a bilancio e andamentale.
L'esposizione ai rischi ESG concorre alla classe di rischio assegnata all'impresa, e quindi a costo e garanzie.
La banca misura nel tempo quanto il proprio portafoglio è esposto a settori e imprese con rischi ESG elevati.
Le scadenze. Le linee guida si applicano dall'11 gennaio 2026. Per gli enti piccoli e non complessi il termine ultimo è l'11 gennaio 2027. Per loro sono previsti approcci semplificati e una valutazione di rilevanza dei rischi ESG almeno ogni due anni.
Tradotto per l'impresa. Dal 2027 anche le banche di dimensioni minori, quelle più vicine alle PMI del territorio, dovranno avere un processo strutturato per identificare e misurare i rischi ESG del proprio portafoglio. Significa più domande all'impresa, e domande più precise.
Con la direttiva Omnibus (UE) 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026, la CSRD si applica solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato. La Commissione stima che ne resti fuori circa l'80 per cento delle imprese inizialmente coinvolte.
L'errore da evitare. Concludere che, non essendoci più l'obbligo, non ci sia niente da fare. Le imprese uscite dalla CSRD ma fornitrici di soggetti obbligati continueranno a ricevere richieste di dati, e le banche continueranno a usare metriche ESG nelle decisioni di finanziamento. L'obbligo è sparito, la domanda di informazioni no.
La novità più utile per le PMI è il tetto sulla catena del valore: chi è soggetto alla CSRD non può pretendere dai partner fino a 1.000 dipendenti più informazioni di quelle previste dallo standard volontario VSME.
I grandi clienti non possono chiedere ai fornitori più di quanto prevede il VSME. Per le banche la Commissione ha dato indicazioni non vincolanti: limitare le richieste al modulo base.
Il VSME diventa la lingua condivisa fra impresa e banca: un solo set di dati, riutilizzabile con più interlocutori, al posto di un questionario diverso per ogni istituto.
Il Documento per il dialogo di sostenibilità fra PMI e banche va nella stessa direzione: non è obbligatorio, ma punta a standardizzare le informazioni ed evitare richieste diverse e complesse.
Per la banca l'ESG è un indicatore di solidità prospettica. Uno studio di Banca d'Italia segnala che le imprese con livelli elevati di sostenibilità mostrano una minore incidenza di insolvenza.
Spunta quello che la tua impresa ha già. Il risultato indica a che punto sei e che cosa manca. Le risposte restano nel browser.
In conclusione. Non pubblicare un report di sostenibilità non significa sottrarsi alla valutazione ESG. Significa lasciare che sia la banca a compilare il quadro, con i dati che ha. Prepararsi è una scelta di bancabilità.
Il team di Next Generation Business e Revilaw aiuta l'impresa a mappare i dati già disponibili, a impostare la rendicontazione secondo lo standard VSME, a collegarla al piano economico-finanziario e a preparare il confronto con la banca. Un unico set di dati, riutilizzabile con tutti gli istituti, al posto di tanti questionari diversi.