Il rischio fiscale è un tema di governance
Cosa è il Tax Control Framework, gli standard OCSE, il legame con gli adeguati assetti e la responsabilità degli organi.
Il controllo del rischio fiscale come leva di governance. Adempimento collaborativo, regime opzionale, certificazione e presidi operativi: la guida per imprese e consigli di amministrazione, in ebook gratuito per gli iscritti alla nostra newsletter.
Per anni la variabile fiscale è stata gestita a valle: si producevano i numeri, si compilavano le dichiarazioni, si attendeva l'eventuale controllo. Il Tax Control Framework rovescia la sequenza: i rischi fiscali si mappano prima, si presidiano durante e si comunicano all'Amministrazione, in cambio di certezza, sanzioni azzerate e termini di accertamento più brevi.
La riforma fiscale ha trasformato questo approccio da prassi di poche multinazionali a percorso accessibile: le soglie dell'adempimento collaborativo scendono a 500 milioni di ricavi o volume d'affari dal 2026 e a 100 milioni dal 2028, il regime opzionale apre gli effetti premiali a chi è sotto soglia e la certificazione del sistema da parte di professionisti indipendenti dà al Tax Control Framework uno standard verificabile. Nello stesso tempo, il controllo del rischio fiscale è diventato un pezzo degli adeguati assetti che il Codice civile chiede a chi amministra: un'impresa che non sa dove si annidano i propri rischi fiscali è, per definizione, un'impresa organizzata in modo inadeguato.
La guida prosegue il percorso avviato con quella dedicata alla responsabilità degli amministratori: non è un trattato, è una mappa operativa. Spiega chi può accedere all'adempimento collaborativo e con quali benefici, cosa offre il regime opzionale a chi resta fuori, come si costruisce un TCF proporzionato e come funziona la certificazione, con le scadenze del 2026.
A chi si rivolge. Imprenditori e amministratori; direttori finanziari e responsabili amministrativi; responsabili fiscali e tax risk manager; sindaci, revisori e Organismi di Vigilanza che presidiano il rischio fiscale accanto agli altri rischi d'impresa.
Ogni capitolo copre un tassello del sistema: cosa prevede la norma, come si costruisce il presidio e cosa fare subito. In chiusura, l'autovalutazione in venti domande per misurare la maturità del presidio fiscale della vostra impresa.
Cosa è il Tax Control Framework, gli standard OCSE, il legame con gli adeguati assetti e la responsabilità degli organi.
Soglie e calendario, gruppi, requisito oggettivo, doveri di trasparenza, accordi, posizioni rinviate e sospese.
Sanzioni disapplicate o ridotte, non punibilità della dichiarazione infedele, termini più brevi, rimborsi senza garanzie.
L'articolo 7-bis, i documenti richiesti, l'opzione biennale, i benefici e le differenze rispetto al regime.
La strategia approvata dal consiglio, ruoli e responsabilità, il tax risk manager, la cultura del controllo.
Processi, rischi di routine e non, matrice rischi e controlli, la policy sulle incertezze interpretative.
Piano dei test, azioni correttive, relazione annuale, integrazione con controllo contabile, Modello 231 e digitale.
IVA e plafond, frodi e fatture, gruppo IVA, ricavi e resi, crediti d'imposta e incentivi, ritenute e beneficiario effettivo.
L'elenco dei certificatori, indipendenza, le tre fasi, prima certificazione, attestazione e rinnovi, il gruppo.
Perché conviene anche sotto soglia, l'integrazione con assetti, 231 e revisione, autovalutazione in venti domande.
Tutti i capitoli con "In sintesi", "Cosa fare subito" e schemi operativi. Riservato agli iscritti alla newsletter.
Le soglie scendono, il regime opzionale è aperto a tutti e la certificazione ha le sue prime scadenze: il 2026 è l'anno in cui il controllo del rischio fiscale entra nell'agenda dei consigli.
L'adempimento collaborativo, nato per chi superava 750 milioni di ricavi, si apre a 500 milioni dal 2026 e a 100 milioni dal 2028. Molte imprese che oggi costruiscono il presidio lo fanno per arrivare pronte a quella data: l'ingresso diventa un passaggio amministrativo, non un progetto da iniziare.
Con l'articolo 7-bis del D.Lgs. 128/2015, attuato dal decreto del 9 luglio 2025, qualunque impresa sotto soglia può adottare un TCF certificato, esercitare l'opzione biennale e ottenere le protezioni sui rischi comunicati. Non è un adempimento collaborativo in miniatura: è la palestra per arrivare pronti al 2028.
Sui rischi comunicati prima delle dichiarazioni: sanzioni amministrative azzerate, dichiarazione infedele non punibile, rimborsi senza garanzie e termini di accertamento ridotti di 2 anni (3 con la certificazione tributaria). Bilanci che si chiudono prima e fondi rischi più leggeri: la trasparenza si ripaga anche in stato patrimoniale.
Avvocati e commercialisti iscritti nell'apposito elenco certificano disegno ed efficacia del sistema, con indipendenza rigorosa: chi progetta non certifica. Le prime scadenze sono vicine: 30 settembre 2026 per le istanze 2024-2025, fine 2026 per l'attestazione di chi è già in regime.
L'articolo 2086 del Codice civile impone assetti adeguati, e il rischio fiscale è per la gran parte delle imprese uno dei rischi principali: sanzioni, reati tributari con confisca, responsabilità dell'ente ex D.Lgs. 231/2001. Un'impresa senza mappa dei rischi fiscali difficilmente potrà sostenere di avere assetti adeguati, e i suoi amministratori ne rispondono.
Un TCF proporzionato si ripaga da solo, anche senza regimi: dà contenuto alla parte fiscale del Modello 231, mette ordine nella tesoreria (la migliore difesa personale di chi amministra), migliora il dialogo con banche e assicuratori del credito e risponde alle richieste di affidabilità fiscale dei grandi committenti in filiera.
Le indicazioni sono aggiornate al 1° settembre 2026. Ogni capitolo si chiude con tre strumenti pensati per passare dalla lettura alla delibera.
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